lunedì 3 luglio 2017

Vacanze possili e impossibili


dott.ssa Mariangela Ciceri
Laurea in Scienze & Tecniche Psicologiche
Counselor Professionista Avanzato
riceve in Alessandria
per appuntamenti telefonare al 347.58.74.157

 
L’estate è considerata in tempo delle vacanze, reali o presunte, oppure solamente attese da tempo, contando i giorni che ci separavano da una meritata pausa.
Quella che, alla lettera, significa: periodo di sospensione dalle attività lavorative e scolastiche, dedicato al riposo e al divertimento (DIB - Di Mauro - Moroni) trascorribili in qualunque luogo purché consentano di prenderci una sosta della routine.
Per alcuni tuttavia interrompere il meccanismo «lavorativo» o le consuetudini, pur avendone la possibilità, risulta difficile se non addirittura ansiogeno e l’dea di avere del tempo a disposizione da colmare, trasforma la vacanza in qualcosa che «va fatta» ma senza smettere di essere produttivi.
Alla base di tale difficoltà potrebbero esserci diverse ragioni:
  • l’incapacità di «annoiarsi» vivendo un periodo di inattività come qualcosa di negativo, a cui dover porre rimedio
  • la difficoltà a stare da soli con se stessi, ascoltando le proprie emozioni e riflettendo su eventi, occasioni, difficoltà
  • la convinzione che non sia giusto interrompere la propria disponibilità verso chi è abituato a trovarci sempre pronti a dare il massimo verso delle richieste che potrebbero essere avanzate altrove
Per alcuni, inoltre, vi è il pensiero di non aver meritato il tempo che hanno davanti, perché mentre lavorano lo sottraggono ad altri e quindi vivono la vacanza come una doverosa necessità di compensare le proprie  passate assenze.
Tutte «giustificazioni» che concorrono a falsare la percezione che abbiamo degli eventi e delle nostre capacità di gestirli. 
Viviamo in un contesto sociale in cui la «relazione» con l'altro, seppur superficiale e spesso veicolata dai social, è dovuta, più che voluta ma riveste un ruolo fondamentale che ci porta a sviluppare una sorta di dipendenza con i messaggi, i post, i selfie, rendendoci incapaci di stare in silenzio, ascoltare quello che nasce dentro di noi e condannandoci, a volte, a una solitudine in mezzo alla folla.
Prendere la distanza dagli altri ci sembra scorretto, impossibile, ingiusto e allora rinunciamo al bisogno di cercare e trovare noi stessi per stare con chi spesso, non ha nulla da dirci per condividere informazioni fantasiose, infilarci in discussioni senza finalità. Tutto pur di non «dover» stare da soli.
Eppure riscoprire il proprio mondo interiore, entrare in contatto col nostro profondo, consente di ridurre l'ansia, di cogliere pensieri, risorse utili al superamento di crisi, di accogliere quelle parti di noi che sentiamo ostili e confortarci per i progetti falliti ricaricando la mente.
Staccarsi dal quotidiano, pur restando dove fisicamente siamo ogni giorno, ci solleva dalla sensazione di stanchezza fisica e mentale, dall'impressione che nulla di ciò che facciamo sia o vada come vorremmo che fosse o che andasse.
Saper dire no, non essere disponibili alle costanti, scontate e a volte inutili richieste dell'altro, significa ritrovare e riscoprire nuove fermezze nel lavoro e nelle relazioni affettive.
Nascondersi dagli altri allenta ansia e nervosismo, condendoci il tempo di ricaricarci di emozioni, riconoscere i bisogni, trasformali in progetti realizzabili.

 


 

Testi Copyright © 2017 Mariangela Ciceri - L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Le immagini Copyright © 2017 Brajda Bruno Gabriele

 

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