mercoledì 23 maggio 2018

Mamme che lavorano tra sensi di colpa e bisogno di realizzarsi.


dott.ssa Mariangela Ciceri

ricevo in Alessandria  
presso il Centro Umanistico  
via Pisacane 29 Alessandria
per appuntamenti: 347.58.74.157




Ricordo che per tutto il mese di maggio sarà possibile richiedere una consulenza gratuita sulla genitorialità telefonando al 347.58.74.157 oppure inviando una e-mail a: cicerimariangela@gmail.com 




Separarsi dai propri figli non è mai facile.
Non c’è un’età in cui, dentro di noi, sentiamo che sia giunto il momento per lasciarli andare, convinte che, essere loro accanto, sia garanzia di protezione.
Quando poi il bambino è piccolo, e la dipendenza con la madre è ancora funzionalmente e fisiologicamente elevata, farlo per necessità o per soddisfare il proprio bisogno di realizzazione, può generare sensi di colpa che rendono più difficile demandare l'accudimento ad altri.
I nove mesi di gestazione e quelli subito dopo la nascita hanno costruito un legame fortissimo.
Secondo Winnicott, pediatra e psicanalista inglese, madre-figlio sono un'unità e le relazioni che si vengono a creare tra loro, sono emotivamente complesse e non solo fisiche.
Avere quindi un luogo, una scuola o la casa dei nonni, e persone che si prenderanno cura del bambino, non sempre significa aver soddisfatto quel bisogno di accudire che si è creato nel tempo e che ha bisogno di altro tempo per trovare una nuova dimensione.
Ci si può sentire madri egoiste per non essere rimaste con i propri figli, colpevoli per averli affidati a qualcuno che sicuramente non potrà sostituirsi completamente a noi e, in qualche caso, anche preoccupate che la persona che si prenderà cura del bambino possa diventare così importante per lui, da farci perdere parte del suo amore.
Tra i tanti ruoli che le mamme hanno, c'è anche quello di aiutare il figlio a gestire la separazione da lei e per farlo è importante riconoscere, accogliere ed esprimere quei sentimenti che rendono doloroso a noi l'allontanarsi di chi amiamo.
Ansia e sensi di colpa ci stanno dicendo che è trascorso un periodo importante ma che è concluso e che dobbiamo lasciarcelo alle spalle e aprirci a un'altra fase preziosa per il bambino e per la sua autonomia, tanto quanto lo è stato essere, per lungo tempo, l'unico suo «oggetto d'amore».
Le difficoltà però non si esauriscono nel malessere che ci fa da ombra fino al momento in cui ci ritroviamo con la prole. Capita che dopo la gioia iniziale di esseri ritrovati, il bambino pretenda da noi, un’attenzione esclusiva, persistente, di difficile gestione.
Oppure che nonostante desideriamo trascorre tutto il tempo che abbiamo con lui, necessità come riassettare casa o preparare la cena, diventino una priorità logica.
Così dopo una lunga giornata di separazione fisica, aggiungiamo all’esperienza comune, una separazione emotiva, cercando soluzioni non sempre valide: la televisione, il computer, oppure il rimprovero: «possibile che con tutti i giochi che hai, tu non sia capace di startene un po’ da solo?»
Nella maggior parte dei casi, però, è la nostra ansia, il nostro sentirsi schiacciati tra i doveri da rispettare e i desideri da tacitare a muovere il nostro comportamento.
I bambini, non hanno grandi pretese, e se ne hanno, spesso è perché vivono una situazione che necessita di attenzione.
Robbie Case, psicologo dell’infanzia, sosteneva che i essi sono «fin dalla nascita solutori di problemi».
È la qualità del tempo che riusciamo a ritagliarci con loro che fa la differenza, rispetto a una disponibilità prolungata ma conflittuale.
È la modalità con cui comunicheremo la gioia nel ritrovarci, e il rispetto per le emozioni che potrebbero seguire, come noia o rabbia per non aver voluto giocare con noi, che li aiuterà a crescere.
È il modo in cui riusciremo a esserci nonostante le incombenze che reclamano attenzione.
Senza dimenticare che ogni bambino è in grado di distinguere, sebbene a seconda dell’età non sia ancora in grado di comunicarlo, tra piacere di stare assieme e ansia del doversi prendere cura di lui.



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martedì 15 maggio 2018

Fratelli che si amano e fratelli che si odiano

dott.ssa Mariangela Ciceri
ricevo in Alessandria il venerdì mattino e pomeriggio 
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La nascita di un fratello o di una sorella è qualcosa di importante, positivo ma a volte, conflittuale.
L’amore può essere offuscato dalla gelosia. L’attenzione che genitori e parenti indirizzano con esclusività sul nuovo o la nuova arrivata può essere causa di malumore, insicurezza, paure e tensioni per il primogenito, che non è in alcun modo colpevolizzabile per ciò che prova e andrebbe aiutato a superare il periodo di criticità.
Una prima cosa da fare, quando il futuro neonato è ancora nella pancia della mamma è «liberarsi» delle persone che ad ogni occasione sciorinano le domande prive di senso, logica e utilità e le considerazioni meno opportune.
«Lo sai che adesso che arriva il fratellino toccherà a te badare a lui?»
«Lo sai che dovrai volergli bene?»
«Ora che arriva la sorellina avrà una nuova compagna di giochi!»
L’amore non è qualcosa che si può provare a comando e per un bambino la prima cosa con cui deve scendere a patti, nel momento in cui non sarà il solo minore della casa sono l’amore e l’attenzione dei genitori.
«I bambini» scrive Bollea «litigano per il possesso della madre.»
La gelosia è un sentimento che non può essere rinnegato. Va accolto, consapevolizzato e «sistemato» specialmente perché la gelosia nasce quando i genitori non sanno gestire la nuova situazione.
Alcuni non sanno accettare delle fisiologiche regressioni (compatibili con le età), altri vivono come uno tsunami i litigi come se la relazione tra fratelli dovesse avere come unica didascalia: e vissero tutti felici e tranquilli.
«I piccoli bisticci tra fratelli, fino alla tarda adolescenza non saranno mai gravi nel contesto di un clima famigliare armonioso: anzi più si bisticcia da piccoli, più si andrà d’accordo da grandi a patto che (…) non perduri nell’animo il ricordo di dolorose a cute ingiustizie subite da parte dei genitori.» (G. Bollea 2015).
Ciò che i genitori dovrebbero fare è non minimizzare gli stati d’animo del primogenito, ma ascoltare le sue proteste (se ce ne sono), la sua rabbia, le sue piccole e grandi provocazioni.
Comunicargli in ogni occasione che l’amore si moltiplica e non si divide. E che lui sarà amato allo stesso identico modo di prima.
Aiutarlo ad esprimere quello che prova, comprese le emozioni negative senza ostacolare espressioni quali: «Si stava meglio quando non c’era».
I giochi hanno un significato particolare e importante per i bambini, non possono essere presi e dati ad altri (come a un fratello minore) perché lo decide il genitore.
Il senso di proprietà va rispettato anche nei piccoli. 
Garantirgli spazi e tempi che non subiscano alcuna trasformazione dopo la nascita del fratello. Se era solito disegnare sul tavolo della cucina e adesso alla mamma viene comodo cambiare lì il neonato, questo deve avvenire senza che il bambino si senta cacciato via da un posto che era suo. Allo stesso modo se si era soliti guardare un cartone animato assieme prima di cena e adesso è l’ora dell’allattamento, sarebbe utile mediare le due necessità in modo che si costruiscano alleanze emotive e spazi per esprime paure e ansie.



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sabato 12 maggio 2018

Nonni e genitori: istruzioni per l’uso

dott.ssa Mariangela Ciceri
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Se da un lato a livello razionale è semplice capire e condividere il concetto di nonni ben apprezzati purché non intralcino (educativamente e non solo) il rapporto con i figli, comunicare le regole che garantiscano un saldo rispetto del confine non è facile.
Le ragioni sono molteplice e tutt’altro che semplici e hanno a che fare, oltre al rapporto preesistente tra genitore e genitori (il padre e la madre con la propria famiglia di origine) con il tipo di rapporto che c’è tra genero/nuora e suoceri.
Questo perché, pur riconoscendo l’inestimabile risorsa dei nonni, capita, e più frequentemente di quanto si immagini, che vengano a crearsi situazioni conflittuali.
Succede quando si instaurano dinamiche in cui il nonno/a, che pensa di avere più esperienza e capacità educativa (sia attraverso la fermezza che la «rigidità») mina l’autostima genitoriale, accrescendo quei dubbi e quelle incertezza fisiologiche. Oppure capita che problemi non risolti del rapporto che lega gli adulti in gioco emergano prepotentemente attraverso confronti, minacce, giudizi.
Frasi come: «Sei cattivo proprio come lo era tuo padre alla tua età!» «Tua mamma non era così capricciosa, ubbidiva, è colpa sua se non sei educata e di comporti male!»
Genitori non si nasce, ma neppure nonni.
Diveltarlo significa spogliarsi dai pregiudizi e dai giudizi che hanno accompagnato il precedente ruolo, quello di genitori, e indossare nuovi abiti mentali. Significa essere consapevoli di non rivestire più il ruolo di coloro che decidono, ma quello, se richiesto, di coloro che accompagnano, aiutano, sostengono.
Le loro opinioni, preziose oppure contestabili, andrebbero sempre ascoltate e poi confrontate con i progetti e le convinzioni dei genitori evitando, se ci sono diatribe di risolvere in presenza del bambino. 
I nonni, quando le relazioni inter famigliari, «funzionano» possono dare amore, tempo, pazienza e attenzioni importanti per i bambini. Possono essere un supporto economico (evitando il costo della babysitter), una fonte di confronto in caso di difficoltà, costruire un rapporto di complicità, rispetto e amore che ogni nipote porterà con sé anche quando sarà un uomo o una donna.
Occorre però essere comunicare in modo chiaro quelle che sono regole.
Accertarsi che quanto loro richiesto (in termini educativi) venga fatto, tenere presente che i bambini di oggi richiedono più energie fisiche e mentali di quelli di un tempo e che anche i nonni hanno diritto al loro tempo e non devono diventare i sostituti dei genitori per 24 ore al giorno tutti i giorni (salvo situazioni di emergenza).
In questo modo, non solo i rapporti famigliari saranno sereni e costruttivi, ma mostreremo ai nostri figli, come essere famiglia abbia un senso, un valore e sia una sicurezza.


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giovedì 10 maggio 2018

I nonni: un ruolo complementare ma diverso da quello dei genitori

 
 
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Alcuni genitori li percepiscono come necessari, altri combattono costantemente per definire confini ed evitare interferenze educative non richieste.
Come in ogni ruolo sociale, anche quello dei nonni ha delle regole.
La loro presenza quando e se presente (essere genitori ci «costringe» per certi aspetti a rivivere la posizione di figli e se i rapporti con le figure di accudimento non sono state positive, vedere i propri genitori che agiscono verso i nostri bambini e adolescenti un’affettività a noi negata, può creare disagio, malessere e conflitto, spingendoci a evitare il confronto) deve rispettare quella che dovrebbe essere una regola genitoriale condivisa: non devono assumere posizioni educative contrastante con quelle dei genitori.
 
 

lunedì 7 maggio 2018

Essere genitori

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Pagina Fb Team CriMaCri

Genitorialità: il progetto educativo

La coppia genitoriale dovrebbe decidere insieme il progetto educativo da seguire.
«Aperto o latente (…) il conflitto pedagogico tra made e padre porterà a un incapsulamento grave della personalità (…) e più tardi a una aperta e grave sindrome d’opposizione con possibile scatenamento di atti antisociali». 
Tratto da: Le madri non sbagliano mai di Giovanni Bollea.
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sabato 5 maggio 2018

Relazioni pericolose

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Tutti abbiamo bisogno d'amore.
La psicologia sociale ha dimostrato da tempo che l'uomo è un animale sociale che riesce a definire la propria identità e individualità, confrontandola e confrontandosi nella relazione con gli altri.  
Il processo inizia con la prima esperienze di relazione che facciamo: quella materna. Crescendo reitereremo, amplificheremo, cambieremo quei comportamenti sperimentati e risultati inefficaci. O almeno dovremmo farlo.
Ci sono tuttavia situazioni in cui uomini e donne, pur avendo vissuto relazioni di coppia inadeguate che hanno causato sofferenza, frustrazione, dolore e delusione, tendono a ricercare la stessa tipologia di partner, ritrovandosi in breve, nella stessa insofferente situazione già vissuta.
Vediamo quali sono le ragioni che inducono a scegliere una persona, ipotizzando che possa essere l'Amore della nostra vita.
La nostra metà ideale, il più delle volte viene scelta in modo irrazionale.
Per le persone abituate a compiere scelte di vita o professionali basate sul ragionamento, l'esperienza può essere destabilizzante. 
L'innamorarsi è un processo che inizia e si sviluppa a livello emotivo, soddisfacendo quei bisogni inconsci di cui non siamo consapevoli e ha le sue radici nella relazione avuta in precedenza con le figure di accudimento (genitori).
Se siamo state bambine felici cercheremo nell'uomo ideale quegli aspetti (caratteriali e non) che erano tipici del genitore di sesso opposto.
Il ragionamento vale ovviamente anche nel caso degli uomini.
Se invece abbiamo della nostra infanzia un ricordo negativo, cercheremo un uomo che sia l'opposto di ciò che è stato nostro padre.
La ragione è semplice: nel primo caso stiamo cercando di ricreare la situazione di accudimento persa, nel secondo un modo per 'guarire' dalle cicatrici delle ferite riportare.
Il problema è che in quest'ultimo caso, il bisogno di consolare  e mettere quindi a tacere una parte di noi, rischia di condizionare il nostro modo di scegliere l'altro.   
Quando accade e siamo convinti di aver trovato la persona giusta per noi, in realtà ci siamo innamorate dell'idealizzazione di lui. E la delusione sarà la conseguenza più immediata.
Consapevolizzare e concretizzare le aspettative nella relazione e comprendere quanto siamo disposti a mediare il nostri bisogni con quelli di chi abbiamo accanto, permetterà di intraprendere un viaggio tra adulti, lasciando la compensazione di bisogni infantili ad altre figure professionali.
 

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venerdì 4 maggio 2018

Team CriMaCri

dott.ssa Mariangela Ciceri
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Alessandria


 Madri buone e madri cattive

E' così che spesso vengono classificate, consacrate tra due opposti senza diritto di replica. 
Personalmente non credo esistano madri perfette o «liberamente» imperfette. Consentirsi di amare e 
permettersi di essere amate è qualcosa che si costruisce nel tempo. Bion psicanalista britannico dice: 
«La madre riuscirà a trasformare con successo la fame in soddisfazione, il dolore in piacere, la solitudine in compagnia, la paura di morire in tranquillità.»

Che ne pensate? 

Vi ricordo che per tutto il mese di maggio, sarà possibile prenotare una consulenza gratuita sulla genitorialità telefonando al 347.58.74.157 oppure inviando una e-mail a:
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